Senza ipocrisie, ci sono molti che inneggiano ad un 25 aprile, o che pensano che c'era un "regime" che è stato sconfitto.
Per questo pensano che adesso il territorio è libero, che il cattivo era solo "lui" e che adesso saranno tutte rose e fiori in nome della democrazia.
Noi, umilmente riteniamo che non è il momento di abbassare la guardia e non apprezziamo chi usa ora termini dispregiativi, a cominciare dai giornalisti che tanto lusingavano, ai politici che compiacevano, ai cittadini che non hanno mai contribuito a nulla ma solo spettegolato bisbigliando senza prendersi responsabilità di critiche oggettive.
Nemmeno alla luce dei fatti, che sono gravissimi soprattutto dal punto di vista sociale, in una realtà piccola come la nostra, riteniamo che si possa gioire della caduta del cosiddetto "regime".
E' una sconfitta per tutti, ma soprattutto per chi aveva fiducia nel progetto.
Ora il momento invece di essere al massimo attivi sul territorio, e di finalmente interessarsene in prima persona.
Se parliamo del passato è perché non ne possiamo fare a meno se vogliamo capire il presente e quindi guardare al futuro.
Ci limitiamo a usare il termine "sistema", dato che il commissario Cosentino così l'ha definito.
Senza ipocrisie, dunque, perché è dovuto, se vogliamo mantenere il ragionamento limpido, c'è da dire che il "sistema" ha garantito a molti una serie di situazioni positive o negative.
Il "sistema" ha garantito un certo ritmo economico, sociale e occupazionale, forse purtroppo alla fine insostenibile.
Il "sistema" ha garantito una discreta protezione da potenziali entità invasive esterne che avrebbero potuto modificare il territorio in una maniera speculativa classica. Forse il "Villaggio Europa" rappresenta la prima sconfitta ideologica di cui il sistema ha sofferto, lasciando che, forse non avendo altra scelta, forze esterne azzannassero il territorio.
Di fatto la bocciatura del Tar rispetto alla realizzazione del Villaggio Europa sarebbe dovuta essere una vittoria ideale del Parco nella veste di garante del territorio, seppur di fatto è stata la prima vittoria di chi si gli si opponeva.
Testimoniano i fatti odierni di
Monterosso che il territorio è costantemente sotto attacco.
Il "sistema" ha garantito, fino ad un certo momento, un livello di originalità e tipicità che solo una persona del posto poteva assicurare.
Dunque è stato garantito un certo equilibrio generale, senza doversi addentrare nel dettaglio di altri aspetti.
Il potenziale delle Cinque Terre, creato dagli antenati, combinato ad un impegno ed una volontà solida che nessuno può discutere e alle nuove possibilità del turismo globale, hanno creato una realtà florida in un territorio quasi vergine e quindi reso molto molto appetibile.
Dopo il cataclisma successo il problema adesso qual'è?
Si fa presto a dire che d'ora in poi gli amministratori saranno espressi dal popolo e che lo sguardo al futuro debba essere pervaso di ottimismo.
Riteniamo invece che il territorio sia al momento esposto a innumerevoli rischi e del tutto privo di anticorpi.
Sia ora, che siamo in mano a due commissariamenti, sia in futuro, quando le responsabilità saranno assegnate dalle nomine politiche e dai burocrati per quando riguarda il Parco, e dagli elettori per quanto riguarda il Comune, nella speranza di avere liste dignitose.
Siamo socialmente deboli, da troppo tempo ci si è disinteressati delle cose e non si è lavorato alla creazione di figure preparate alla gestione del Comune e del complesso di relazioni che regolano la vita di una comunità.
Parliamo di associazioni di categoria, di comitati civici, di associazioni di cittadini consapevoli delle modalità di confronto tra loro stessi e le istituzioni.
Bisognerà tutelarci dalle ingerenze esterne, dai comitati di affari legati alla politica e all'impresa senza scrupoli, dai burocrati che da qualche ministero ci diranno come dobbiamo comportarci in casa nostra, perché fin'ora dei Parchi veri abbiamo visto poco.
Aggiungiamo che bisognerà anche tutelarci da noi stessi, in modo che non siano l'avidità o l'egoismo a viziare le nostre scelte per il nostro avvenire.
Bisognerà saper tutelare il pescatore quanto l'affittacamere, il commerciante quanto il dipendente della cooperativa, il cittadino che lavora a Spezia quanto il turista, il pensionato quanto il nascituro, il muretto quanto lo scoglio e via così.
Per questo, ma per molte altre cose che non auspichiamo, riteniamo che questa volta bisogna fare uno sforzo in più.
Anche per non perdere quello che di buono esiste e se possibile innovarlo, migliorarlo e garantirlo a tutti.
Bisogna serenamente intraprendere questo percorso, perché questa volta dobbiamo far sì non ci siano fazioni, che non si dovrà stare di qua o di là.
Non ci dovrà essere spazio per i personalismi, per i rancori o le simpatie e per gli atti di "sottomissione".
Le motivazioni sono mille, ma basta guardare negli occhi i propri padri e i propri figli per capire quello che c'è da fare e per capire quello che non permetteremo che accada nuovamente.
"Osservatorio Riomaggiore", in questo momento di transizione in terra di nessuno, vuole contribuire a gettare le basi per il nuovo, che irrimediabilmente avanza.
Per chiarire a chi dice "Aua cusi vonun 'sti chi?".