domenica 27 febbraio 2011

Trasparenze


Ci sono pervenuti messaggi, mails e pure per strada ci hanno domandato perché non stiamo scrivendo.
Non sempre è necessario scrivere di tutto, specie se le cose scorrono nel letto del fiume della normalità. Ci eravamo posti di scrivere e di divulgare fatti e notizie che aiutassero a prendere conoscenza e coscienza di situazioni particolari, la cui disamina avrebbe facilitato il processo di rinascita sociale.
Alcuni fatti avvenuti negli scorsi giorni hanno parlato da soli, e di altri ci riserviamo di parlarne successivamente.
Invece, ai nostri lettori, o quantomeno a quelli che ci hanno scritto, piacerebbe avere lumi sui recenti progressi negli schieramentei politici in gara per le Elezioni 2011, in particolare alla lista "Per Riomaggiore".

Chi si è perso tale lettura la può trovare sul sito Lab Cinque Terre, curato da Andrea Somovigo.

Non siamo entrati nel merito diretto delle Liste elettorali e riteniamo che queste dichiarazioni non abbiano una correlazione stretta al processo di creazione della lista Per Riomaggiore, ma più che altro in aspetti della visione politica e delle prospettive personali.

Per questo ci permettiamo di parlarne, come abbiamo fatto, in totale apoliticismo, per quanto riguardava il nuovo segretario del PD.

Sembra che ci sia stata una grande confusione da parte del SecoloXIX (vedi immagine in fondo pagina) che ha pubblicato oggi un articolo, confondendo il Laboratorio Civico che era organizzato dai Riomaggioresi Nel Mondo con il Laboratorio Politico Cinque Terre, sito che raggruppa le news dai vari blog delle Cinque Terre e non solo.

Da quel che si legge si intende che all'interno di "Per Riomaggiore" non siano state prese sufficientemente in considerazione alcune opinioni di almeno due membri del Movimento, i quali hanno deciso di prendere strade differenti e ci hanno tenuto a farlo sapere.
La cosa ci sembra assolutamente normale, specialmente in una fase come quella che si sta vivendo a Riomaggiore.
Molte situazioni sono in progress, e lo saranno fino a che tutti gli equilibri non saranno ristabiliti.
E probabilmente ci saranno molti assestamenti, dato che vi erano anime diverse il cui collante era "l'Antibonaninismo", un po' come avviene in ambito nazionale con "l'Antiberlusconismo".
E' bene dunque che alcune frange si stacchino ora e non dopo se non c'è accordo, anche per consentire al Movimento il naturale progresso nei suoi nuovi assetti, che forse non fanno più parte di logiche di schieramento (o citando A.Pasini, di colori di divise).

Se ci possiamo permettere un commento alla lettera di Somovigo e Faggioni, è che forse effettivamente spesso è difficile comunicare, e che specialmente nel mondo di oggi, dove mille voci si accavallano, è sempre più difficile ascoltare, più che parlare,

Molti hanno dato interprezioni diverse, come Speziapolis, che ha visto una critica al PD, il quale al momento nella forma ha fatto quello che doveva fare nominando un segretario al quale spetta un percorso di riforma.
Altri hanno visto una critica a Franca Cantrigliani sul piano della trasparenza, che suona un pò come dare della razzista a Emma Bonino.
Altri hanno visto il fallimento della Lista Civica nata dal Laboratorio Civico, ma che non era collegata a "Per Riomaggiore" o perlomeno vi era una partecipazione a titolo personale di alcuni.

Ma tutti non hanno capito esattamente cosa queste persone volessero esattamente da "Per Riomaggiore".

Tra i punti chiave sembra esserci posizioni discordanti in merito ad eventuali assessori esterni, i quali non sono contemplati dalla Lista "Per Riomaggiore".
Questo ad esempio stride con la richiesta di trasparenza, in quanto gli assessori esterni sono spesso una gabbola per estromettere membri del Consiglio Comunale eletto direttamente dal popolo. Oltretutto questi assessori rispondono al Sindaco direttamente e non al Consiglio. Possono essere oltretutto revocati a piacimento del primo cittadino, di fatto quindi in grado di decidere con totale propria discrezionalità
Il fatto di decidere a priori che tale Lista non intenda fare uso di questo tipo di assessori è indubbiamente un atto di trasparenza.
Per quanto riguarda il resto, é tutto regolato dalla riforma dei comuni 267/2000, la quale se non andiamo errati prevede già che la presidenza delle commissioni ai consiglieri di minoranza.

Noi ci fermiamo qui, dato che queste cose innescano polemiche infinite, ma rimaniamo consci che l'espressione di tutti, in generale, sia sempre più possibile a qualsiasi livello, e di questo potenziale ci si fa carico dei risultati, delle possibili strumentalizzazioni a cui si va incontro e delle responsabilità degli effetti incontrollati, sempre che non siano quelli desiderati.

Siamo dunque felici di vivere in questa sponda del Mediterraneo, dove è possibile comunicare con una rinnovata e più ampia possibilità.
Meglio dunque un abbondanza di infomazioni che non un deficit.
Meglio dunque vivere in un mondo occidentale dove si ha l'arbitrio di commettere errori e dove parlare non è impossibile, se lo si vuole veramente.

Qui non ci sono rivoluzioni da fare, a meno di quelle dentro di noi.








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giovedì 10 febbraio 2011

DisAggregazioni


Curiosamente, più passa il tempo dal BigBang e più ci si avvicina all'ora X delle elezioni, maggiormente si avverte un potenziale decadimento del supposto processo "costituente" che in molti auspicavano.
Questa sensazione si fa più intensa più ci si addentra nell'orbita delle persone che maggiormente volevano ripacificazione, senso comunitario, partecipazione e che si sono attivate in questo senso.

Si assiste a curiosi scambi di opinioni, che non riportiamo ma che chiunque iscritto allo Spazio Civico Riomaggiorese può comodamente leggere da casa, evitando quantomeno il disagio di assistere di persona a tali performance dall'alto profilo aggregatoriale.
Addirittura parte di queste cose finisce incorrettamente in pasto alla stampa, tra lo sgomento e il disorientamento di quanti non si capacitano più nel capire cosa stia succedendo e a cosa stiano partecipando o se ancora partecipino a qualche cosa.

Il Laboratorio ha cambiato nome, modalità e luoghi, e per questo é stato dato per morto.
Questa sembra un'affermazione falsa, dato che il teatro intero degli avvenimenti é esso stesso un laboratorio. Nessuno poteva prevedere quale sarebbe stata la forma corretta per far ritrovare la popolazione, od una parte di essa, sotto lo stesso tetto.
Quindi il "Laboratorio" all'atto pratico non é assolutamente morto, ma ha cambiato forma, come si addice ad un entità che non vuole soccombere al processo evolutivo delle cose. Infatti nessuno aveva la ricetta perfetta, e il processo di sviluppo é stato euristico.
Fare già adesso una specie di autopsia sembra voler non accettare la realtà che le cose cambiano, sono dinamiche, e non possiamo volerle a tutti costi come vogliamo noi, nel senso più personale del termine. A meno che di non volere un laboratorio ad personam.

Il livello personale, dei personalismi e delle personificazioni delle leadership é senza dubbio la causa dell'indebolimento (non della morte) del processo del Laboratorio 1.0.
Non sembra sia avvenuto nessuno scontro nel piano delle idee, sulle quali tutto sommato si era in sintonia e sulle quali si era egregiamento lavorato, e sulle quali una ulteriore branca del Laboratorio, quello della "Trasversalità", sembra ancora in condizioni di lavorare (forse grazie all'opera assennata della "facilitatrice").

Forse erano i prevedibili limiti di una comunità troppo piccola, dove le relazioni sono strette e troppo si crede di sapere gli uni degli altri, e dove il sospetto che "gli scafisti si mescolassero ai migranti" (ndr. A.F) hanno causato attriti diffusi.
Forse ci sono stati alcuni atteggiamenti ambigui, doppi fini, mancati riconoscimenti, improbabili sdoganamenti, egocentrismi, sindromi da prezzemolo e infine gare di purezza, che bene non hanno fatto, é che sempre hanno avuto origini prettamente personalistiche, parte del resto della natura umana.

Siamo partiti ispirandoci ad antiche pratiche greche inneggianti alla Demos, e siamo finiti in isterismi fanciulleschi, cui manca giusto di sentire "se fai venire lei non ti faccio più amici", "o ti cambi la maglietta o non ti ci porto", "mamma voglio il riso con i piselli ma senza piselli".

Un ulteriore ostacolo é forse stato causato dall'aver mescolato politica, antipolitica, società civile, intenti elettorali e non. Però del resto la frustrazione che procurava il fatto di sapere che non si sarebbe raggiunto l'orgasmo collettivo della Lista, ha demotivato quelli che questo auspicavano, o li ha spinti a muoversi in maniera inconsulta.

Insomma da cotanto sentimento unificatorio iniziale si é finiti quasi a sputi, facendo scuotere il capo a molti, e tutto sommato giustificando il fatto che la Democrazia é più funzionale quando viene applicata draconianamente.
Della politica é stata importata una tipica discrasia, che si manifesta sempre quando chi dice una cosa in realtà vuole esattamente il contrario. Nella fattispecie nell'aver troppo invocato "il bene della causa e della socialità intera" in realtà c'é chi ha lavorato al proprio scopo, creando lo sconquasso.

Come se ne esce?
Bisogna uscirne per forza o gli eventi questi sono e tanto é?

Beh, un po' di doverosa autocritica non fa mai male, e ci siamo anche noi.

Poi bisognerebbe essere abbastanza maturi da non far soccombere la Causa alle nostre ambizioni personali o ai nostri esclusivi progetti ideali.
Per fare questo basterebbe agitarsi di meno, ed ascoltare quel qualcosa che dentro di noi, sommessamente nello stomaco, ci fa sempre capire se facciamo bene o male, ma che spesso non si ascolta perché la nostra voce ci piace troppo.
Ci vorrebbe reale comprensione e riconoscimento reciproco alla pari, e consapevolezza che ci si deve prendere quel famoso pezzo di responsabilità per come andranno le cose, come dice Alessandra.

Dopodichè lavorare sulle idee sarà sempre più facile.
Dunque per chiunque sarà il vincitore della falsamente indesiderata meta, e cioé il Comune, dovrebbe in ogni caso essere una vittoria del "migliore" con il quale si é almeno condiviso un manifesto di intenti.



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lunedì 7 febbraio 2011

PD... un nuovo segretario? NO, un segretario nuovo!

Si vociferava, ma sempre meglio attendere la notizia dal giornale uscita oggi (vecchia di qualche giorno, ma che nel mondo dell'informazione politica è quasi certa).
Dunque il parto non è stato facile, in condizioni di salute precarie, e in una notte buia e tempestosa il PD di Riomaggiore ha partorito un nuovo segretario, sano e con un ottimo curriculum politico, cioè praticamente vergine, e quindi pulito.

Il baldo e giovane trentenne, con il quale il PD ha voluto e dovuto giustamente rinverginarsi si chiama Manuel Gasparini.

Da Riomaggioresi ci conosciamo tutti, e noi lo abbiamo voluto accogliere con questo scherzoso preambolo, per introdurre altre cose che abbiamo da dirgli, e da dire in generale.

Ma prima di tutto, auguri Manuel!

Crediamo veramente che di meglio non si potesse trovare, conoscendo la persona per essere seria, responsabile e intellettualmente onesta. Non essendo presenti alle assemblee che lo hanno eletto possiamo considerare la cosa in due modi.

- Reale volontà riformatrice all'interno del partito.
- Tentativo di dare una nuova veste, ma con una nomenklatura che, nonostante tutto, non molla.

Spesso non esiste una sola spiegazione, ma una cosa è certa, il nuovo segretario ha un bel lavoro di fronte.
A capo del partito più grande e notoriamente più potente non solo in loco, ma in tutta la provincia e regione.
Un partito che ha fatto conquistare a Riomaggiore, nelle ultime elezioni, la palma del più rosso della provincia, a Montaretto ancora non riescono a farsene una ragione.
Un partito che dal nostro comune ha prodotto dirigenti in regione, provincia, comunità montane, presidenze di aree protette, presidenti di cooperative e che è inserito nei gangli della pubblica amministrazione, facendo di Riomaggiore un indiscusso centro di potere. Non citiamo nemmeno che a livello provinciale ha prodotto caratteri che si sono insediati in tutto quello cui era possibile insediarsi a qualsiasi livello.
Un partito che però ha abdicato spesso alla sua presunta anima democratica, per le logiche più tipiche della lottizzazione.
Qui non parliamo di Parco Cinque Terre, parliamo di cose grosse, parliamo di Acam, Asl, Porto, Atc etc etc, realtà al cui confronto la gestione delle Cinque Terre è da chirichietti.

Adesso questo nuovo segretario, nel suo piccolo ma importante territorio, dovrà iniziare un lavoro improbo, quello di riformare un partito, e non un partito qualsiasi... ma il PD!
Avrà innanzi a se scelte dure, perché riformare davvero qualcosa è sempre pericoloso e crea assoluta ingratitudine, oltre che capire se quelli sopra di te sono veramente intenzionati a farti fare quello che c'è da fare e quindi a non pugnalarti alla prima occasione.
Perché si, sono democratici, ma l'inquadramento ha procedure chierico-militari.

Allora c'è solo da pensare una cosa, e siccome la persona è vera, e non un pupo.
Di fronte c'è una grande occasione, quella di un futuro nuovo per il territorio, la gente che lo abita e le istituzioni che lo governano. E un grande partito non può che dare un forte contributo a tutto questo, se al suo interno c'è una direzione nuova  e sana.

Non c'è più da ascoltare quelli che parlano sottovoce, quelli che "ti fanno il tubo con la mano nell'orecchio", quelli che parlano incomprensibile per non far capire le loro intenzioni.
Non c'è da seguire quelli che dicono di stare tranquilli che son loro a sapere dove ti portano, ma c'è da esplorare sentieri nuovi, sentieri al cui inizio ci sono cartelli indicatori chiari e schietti.
Non c'è da seguire logiche di partito o di potere, ma princìpi sani, limpidi e non compromettibili.
Non c'è da dar retta a gente che ti dice che "non ti preoccupare che ti verrà il pelo sullo stomaco", perché magari loro il pelo ce l'hanno e te lo vogliono far venire a te, cosicché tu sia sporco come loro, e ti possano tirare dentro al gorgo dei ricatti politici.

C'è da favorire tutto quello che è veramente riformatore, la gente in primis, ma applicando logiche riformatrici a tutto campo, dato che in momenti come questi specialmente non si può fare altro che tagliare col passato, perché è l'unica garanzia che quello che resta sia solido.
C'è da rimanere come si è prima di entrare in certi ruoli, perché è solo rimanendo tali che si può far la differenza.
Omologarsi a "loro", è la prima sconfitta, ma è quanto vogliono, perché per "loro" tutto cambi senza che nulla cambi.

L'augurio è che Manuel Gasparini resti quello che è, e che ha dato prova di essere sempre, ma soprattutto in questi mesi.
Quando, con i suoi colleghi, ha lottato e fatto un ottimo lavoro impedendo che Manario fosse soggiogata da interessi strategici superiori, evitando accordi capestro con Atc e TransVara, intuendo che il gioco delle parti di sindacati, partiti e municipalizzate era a discapito dei lavoratori, percependo che quello che sembrava soccorso era sciacallaggio, imparando a districarsi nelle leggi e negli uffici.
Se per caso ti hanno scelto per farti stare più tranquillo, spiazzali.

Confidiamo dunque che una buona "Penola" non si piegherà a logiche vecchie!